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il filosofo durante la cerimonia del millenario della fondazione del Paese
celebrazione del centenario della nascita
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rivalta bormida » avvenimenti » NORBERTO BOBBIO |
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9 gen. 2004(Adnkronos) - E' morto a Torino Norberto Bobbio. Il grande filosofo e senatore a vita, che aveva 94 anni, si e' spento alle 17 all'ospedale Le Molinette di Torino ... |
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la commemorazione del sindaco di Rivalta al Consiglio Provinciale |
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Bobbio,
oltre ad essere un grande intellettuale, era un uomo semplice e si stava
bene in sua compagnia. Quando
il Comune di Rivalta nel 1995 gli ha proposto la cittadinanza onoraria,
ha accettato allegramente. Anche
in quell’occasione ha dimostrato di avere un forte attaccamento al
paese della sua infanzia, unito a una coerenza interiore che lo ha
portato a una riflessione profonda sull’uomo. Nell’intervento Bobbio ha ricordato così i momenti della sua infanzia: “A Rivalta giocavo con i bambini del paese che non sapevano parlare italiano, andavano scalzi, erano vestiti con una camiciola e con calzoncini tenuti su con lo spago. Non ho mai sentito alcuna differenza tra noi, i signori, e loro, i contadini, tra cui c’era una grande mortalità infantile. Ho
imparato che gli uomini sono eguali. Sono più eguali che diversi”. Rivalta
rappresentava per lui il paese della nostalgia, delle proprie radici,
della semplicità nella gente comune: “E’
bene mantenere le proprie radici. Guai agli sradicati. Le radici si
hanno solo nel paese d’origine, nella terra, non nel cemento delle
città.” Oggi che, nella vita pubblica e privata, si tende a dimenticare o a rinnegare il proprio passato, questa immagine è particolarmente attuale. Bobbio
è stato anche lontano dalla vanità umana, lontano dal prototipo
dell’italiano, e disse: “ Non
mi sono mai considerato un uomo importante. Ho sempre guardato in alto e
non in basso. Mi considero soprattutto un uomo fortunato. Fortunato per
la famiglia in cui sono nato …... fortunato perché ho trascorso
indenne il corso della terribile storia del XX secolo, indenne quando
molti amici hanno sofferto prigionia e tortura, l’occupazione tedesca
e la guerra civile. Dimentichiamo, ma non confondiamo, chi è stato
dalla parte giusta e chi da quella ingiusta, anche se chi è stato dalla
parte giusta ha commesso ingiustizie”. In
questi anni, come presidente dell’Associazione dei piccoli comuni
dell’acquese per il servizio socio-assistenziale, molte volte ho
pensato a lui e a una sua frase: ”Ho
già avuto mille occasioni di ripetere che oggi il compito principale di
un’azione politica che voglia essere qualcosa di più e di meglio che
un impadronirsi del potere per soddisfare interessi personali o di
gruppo, di “lobbies” come si dice, più o meno lecite, è quello di
interpretare i nuovi bisogni e i nuovi diritti, specie di coloro che le
nostre società in rapida espansione tendono a trascurare. Non esistono,
purtroppo, le lobbies dei vecchi non autosufficienti, né in genere di
tutti coloro che la società affluente tende a mettere ai margini
….”. Questa sensibilità sulle condizioni degli anziani e il modo di intendere l’azione politica fanno riflettere sulla sua capacità di esaminare la durezza della realtà e di vedere con lucidità l’inefficienza dello stato in Italia, ma nonostante questo Bobbio ha sempre creduto nei valori della democrazia e del riformismo. |
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L’ ho visto per l’ultima volta in occasione dei funerali della moglie, nel 2001, quando solo con i figli depose le ceneri al cimitero di Rivalta, provava un dolore profondo, ma al contempo, una grande dignità, un dolore affrontato con coerenza intima e consapevolezza. |
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Al cimitero si fermò davanti alla lapide di un suo avo, la lapide recava una scritta che terminava con la frase “cavaliere senza macchia e senza paura”, espressione che lo fece sorridere. Non dimenticherò mai le sue ultime volontà: “Funerali semplici, privati, non pubblici. Alla morte si addice il raccoglimento, la commozione intima di coloro che sono più vicini, il silenzio ….. nessun discorso. Non c’è nulla di più retorico e fastidioso che i discorsi funebri …. Sulla lapide soltanto nome e cognome, data di nascita e di morte, seguiti da questa unica dicitura “figlio di Luigi e di Rosa Caviglia”. Mi piace pensare che sulla mia lapide il mio nome compaia insieme a quello dei miei genitori. Mio padre, alessandrino, è stato il capostipite dei Bobbio di Torino, la tomba è stata fatta costruire da lui nel paese, che ha molto amato, di sua moglie. Il mio nome, unito a quello dei miei genitori, oltretutto, dà il senso della continuità delle generazioni.” |
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Una lapide al contempo essenziale e sentimentale, un richiamo alle proprie radici famigliari per un uomo semplice, autentico, un vero italiano. |