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Scritti il 4 luglio del 1995, alcuni giorni prima che questo comune gli assegnasse la cittadinanza onoraria, questi appunti costituiscono il testamento letterario lasciato da Bobbio al paese della sua gioventù, di sua madre, e dove il padre esercitava la professione di medico |
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Appunti letti dal figlio Andrea durante la cerimonia funebre |
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“Mi avete fatto un grande piacere, un
grande onore, ma mi avete messo un po’ in soggezione, anche la banda,
che è una delle espressioni più belle, genuine, tradizionali del paese
di Rivalta. Bisognerebbe
scriverne la storia. I miei ricordi risalgono molto lontano. Dopo la
guerra mondiale ce n’erano. I cattolici e
i laici La banda che
suonava alta nel piazzale vicino a casa Rivalta paese
musicale: il coro in chiesa (l’oratorio) E’ la prima
volta che vengo accolto dalla banda. Non
mi sono mai considerato un uomo importante.Ho sempre guardato in alto e
non in basso. Mi considero soprattutto un uomo fortunato. Fortunato per
la famiglia in cui sono nato.Fortunato per la famiglia che Valeria ed io
abbiamo costruito più per merito di mia moglie che mio, per i
professori per gli amici ei discepoli che ho avuto, e perché no, per
questo paese pacifico e laborioso, in cui ho passato tanta parte della
mia vita. Fortunato
perché ho trascorso indenne il corso della terribile storia del secolo
XX. Indenne in
quanto molti hanno sofferto prigionia e tortura. (
Fortunato) Anche per gli anni cui sono arrivato un po’ malandato ma
ancora in grado di gustare la musica della banda di Rivalta. Non mi sono
mai preso sul serio. Bisogna
guardare anche a se stesso con distacco ed ironia. La lunga
fabula della mia vita. Il futuro
passa dal paese. B. Croce, un
maestro della nostra generazione, diceva molto saggiamente che bisognava
avere amore delle cose, non di se stessi, che quanto più si amano le
cose cioè l ‘opera , le opere, tanto più si riesce a distaccarsi da
se stessi. Con
gratitudine , e con imbarazzo, ma forse il sentimento più bello è la
commozione. Questo ritorno
a Rivalta ha aperto la strada ai ricordi dell’infanzia . Sono ricordi
più teneri. Oggi dimentico quello che ho fatto il giorno prima . Anche
(i giorni) più felici. I ricordi dell’età dell’innocenza ,
dell’inizio della grande avventura , del viaggio di scoperta del mondo
protetto dal calore degli affetti . I miei ricordi
rivaltesi risalgono molto indietro . 1914 la morte
di zio Luciano. La famiglia di
mia madre. La 1° guerra
mondiale e l’acquisto della casa nel 1916 : Albergo Tripoli. La festa di
san Domenico. Il gioco del
pallone. Le scorribande
verso la collina , il fiume e le gite in bicicletta . La II guerra
mondiale . L’occupazione tedesca e i partigiani. La guerra civile. Dimentichiamo
, ma non confondiamo , chi è stato dalla parte giusta e chi da quella
ingiusta, anche se chi è stato dalla parte giusta ha commesso
ingiustizie. Per finire : permettetemi
di fare alcune considerazioni finali di carattere generale (deformazione
professionale del professore) 1)
E’
bene mantenere la proprie radici. Guai agli sradicati. Le radici si
hanno solo nel paese d’origine,nella terra, non nel cemento delle città.
()
O terra dei miei vivi
O terre dei miei morti
Se la mia fè ravvivi
Il mio dolor conforti
O terra ove desio
Morir per sempre anch’io. 2)
Solo
nel paese esiste il prossimo . Tu non puoi amare tutti, se non molto in
astratto.Puoi amare solo il prossimo. In una città non c’è prossimo.
C’è quello che oggi si chiama la gente. (Ama la gente come te
stesso). (Maria che
raccontava tutto quello che era success. Ciò che noi chiamavamo cronaca
)
3)A Rivalta , giocavo coi bambini del paese che non sapevano
parlare italiano, andavano scalzi,erano vestiti con una camiciola e con
calzoncini tenuti su con lo spago. Non ho mai sentito alcuna differenza
fra noi , i signori, e loro, i contadini, tra cui c’era una grande
mortalità infantile. Ho imparato
che gli uomini sono eguali . Sono più eguali che diversi. ( Ho
imparato) A dire no a ogni forma di razzismo, di odio di clan o di razza
, la malattia che infesta il mondo . ( Ho imparato) Che se una madre di
una tribù africana piange e si dispera per la morte del bambino morto ,
piange nella stesso modo con cui piange una madre italiana o americana. Tornando al
principio: ho imparato che non bisogna darsi troppo arie, e anche quando
c’ è la banda che suona per te, sei una per cui verrà l’ora in cui
anche per te, come per tutti gli altri, suonerà non la banda ma la
campana. |